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Trovato! Letizia!
"La levigatura procedeva da giorni oramai. Un suono continuo, misterioso... Problematico in un certo senso. Faceva pensare alle spire si una serpe, shhh, shhh, shhh. Un continuo. Ore, giorni, settimane. Chi può ricordare quando arrivo quel pezzo di legno? Chi aveva idea di cosa sarebbe diventato? Un uomo.
Un uomo solo; di quella solitudine impegnata, riflessiva... In un certo qual senso ricercata e perfino aristocratica. Continuava alacremente a strofinare quel frutto risoluto della Terra come se cercasse di donargli un conforto sconosciuto alle altre piante. Come un bimbo colto da incubi sconosciuti ristorato dal notturno velluto di un seno materno. Così quell'uomo continuava a percorrere le misteriose vie e venature che infinite alternanze vitali avevano inflitto alla porzione più pregiata di un essere gentile. Ancora, ancora, ancora. Avanti ed indietro... Poi, d'un tratto... Roteando, calmo. Così proseguiva quel guizzo cortese, quella tenace e scivolosa carezza. Ed ivi un occhio come il suo le imperfezioni non le notificava, le leggeva. L'intera memoria di quell'essere vivente era scritta sul suo corpo; la sua storia, le sue sensazioni non le aveva affidate ad un insignificante oggetto esterno. Era egli stesso diventato il proprio unico e meraviglioso diario vitale. Al nostro amico piaceva pensare che ogni albero scrivesse su se stesso ed in se stesso la propria autobiografia. Quivi era il ricordo d'un inverno troppo rigido, lì una curvatura nell'asse del fusto faceva pensare a poderosi venti di maestrale, fedeli compagni dei naviganti ed acerrimi nemici dei viticoltori.
Ma di quel giovane, anzitempo strappato a destini fausti non parleremo quest'oggi. Verrà il giorno in cui la sua storia verrà narrata, per ora ci si accontenti di conoscere i servigi che i suoi parenti erano stati obbligati a richiedere.
Buonanotte.
